LE AUTOMOBILI BIANCHI
Dopo le prime soddisfazioni nel campo dei bicicli montando nel 1888 per primo le gomme con camera d’aria Dunlop al posto delle gomme piene, e dopo essere stato invitato dalla Casa Reale Savoia per fare da istruttore alla Regina Margherita nel parco reale di Monza, Edoardo Bianchi capì che il successo e lo sviluppo della propria azienda doveva venire da nuove idee e nuove tecnologie.
Così, visto che pedalare era utile alla salute ma poteva risultare anche faticoso, pensò di applicare un motore ad un triciclo, ma con scarsi risultati.
Fu nel 1900 che mise a punto un triciclo che montava un motore De Dion-Bouton da 2,25 HP e raggiungeva i 35km/h.
Da qui nasce poi il quadriciclo dove una seconda persona poteva stare seduta davanti al conducente ed incominciò così la progettazione nel 1902/4 di alcuni modelli di vetturette comprese fra i 4,5 ed i 12 HP a 2 oppure 4 cilindri.
Eleganti le carrozzerie che erano modellate su legni pregiati utilizzando fogli di alluminio e che poggiavano su un robusto telaio in tubo di acciaio.
Nel marzo 1905 nasce, con rogito notarile, la “Fabbrica di automobili e velocipedi Edoardo Bianchi & C.”.
A partire dal 1909 la tecnica delle vetture presenta in alcuni modelli la trasmissione a cardano anziché a catena.
La Bianchi partecipa anche nel campo delle automobili da competizione: viene realizzata la 120 HP che gareggia, senza grandi risultati, nel 1907 alla Coppa Florio e nel 1908 alla Targa Bologna (piloti sono Carlo Macerati e Fernando Tommaselli).
Rientra nel mondo delle gare di velocità nell’estate del 1922 e 1923, con buoni piazzamenti, come al Gran Premio di Monza e di Brescia.
Allo scoppio della 1a Grande Guerra, l’attività produttiva è interamente dedicata ai veicoli per l’Esercito; sono anche costruiti autoblindo e motori d’aviazione a 6 cilindri.
Negli anni del dopoguerra troviamo la :
tipo 15 (1919/22 – 4 cilindri – cc 1700 – 25 HP - circa 70 hm/h)
tipo 16 (1923/24 – 4 cilindri – cc 1700 – 27 HP)
tipo 18 (1923/25 – 4 cilindri – cc 1954 – 40 HP - 100 km/h)
tipo 20 (1925 – 4 cilindri – cc 2300 – 59 HP – 100 km/h).
La clientela chiedeva sempre vetture affidabili, robuste e con buone finiture ma che non si discostassero eccessivamente dai prezzi di altre marche che cercavano di dominare il mercato (Fiat, Lancia, Alfa Romeo).
Nel 1925 nasce la S/4 di 1300 cc e nel 1927 si trasforma in S/5 sempre di 1300 cc per passare nel 1932 a 1500 cc.
Nel 1930 abbiamo anche la produzione della S/8 con motore da 8 cilindri - 2900 cc - trasmissione cardano - velocità 125 km/h.
L’ultima vettura prodotta in grande serie dal 1934 dalla Bianchi fu la S/9 con motore da 1452 cc – 42 HP – velocità 105 km/h, in concorrenza con la Lancia che mise sul commercio la Augusta e l’Aprilia.
Nel 1939 la 2a Guerra Mondiale è alle porte e la Bianchi fu dichiarata “Stabilimento Ausiliario” per la produzione di biciclette, motociclette e camions per l’Esercito.
Finito il conflitto bellico, la fabbrica distrutta da un bombardamento e con la morte nel 1946 in un incidente automobilistico di Edoardo Bianchi, propulsore di continue iniziative, il settore auto non fu in grado di risorgere; si cercò quindi uno sviluppo nel settore dei mezzi pesanti (Civis – Audax – Sforzesco).
Purtroppo durante i primi anni ’50 la Bianchi dovette affrontare problemi finanziari e di mercato, per cui l’allora Direttore Generale Ing. Quintavalle riuscì nel 1955 a perfezionare un accordo tra la Fiat e la Pirelli per formare una nuova società denominata: AUTOBIANCHI, dove la Bianchi vi partecipò inizialmente con una quota al 33% per cessare successivamente l’attività come industria automobilistica.




























